INPS card (Vota SI)
-Hai la macchina?
– Purtroppo no.
– E la patente?
– Neanche.
– Diciottanni ce li hai almeno?
– A settembre.
– Va beh senti, forse è meglio che riprovi l’estate prossima, è che preferiamo non assumere i minorenni.

Se sei nato nel 1991, e cerchi lavoro l’estate dopo il più grande crack finanziario dal 1929, la strada non è esattamente in discesa. Avevo portato curriculum in tutti i bar, pizzerie, gelaterie, chioschi, baracchine (ma qual è la differenza tra chiosco e baracchina?) del centro e meno centro. Alcuni avevano risposto che non avevano bisogno, altri che avrebbero chiamato quelli dell’anno precedente, altri ancora che preferivano qualcuno con esperienza nel settore alberghiero. Io mi affrettavo a dire ‘si ma guardi che io imparo in fretta, e non bisogna mai dirmi le cose due volte’. Non sapevo esattamente a che servisse, ma l’avevo sentito dire nel film ‘Moll Flanders’, l’adattazione cinematografica del romanzo di Daniel Defoe, in una scena in cui Robin Wright cerca di farsi assumere come domestica nella Londra del XVIII secolo. Oltre a me, un’altra amica stava cercando lavoro, e ci scambiavamo riflessioni su come rendere i nostri curriculum più attrattivi.
– Ma come scrivo ‘sono andata a raccogliere in campagna’ in un linguaggio da curriculum?
– E il tirocinio ce lo metti?
– Ma che c’entra un tirocinio in banca con lavorare in un bar?
– Ma se ho fatto sei mesi di corso di cinese posso mettere ‘cinese intermedio’?
Un giorno di fine giugno, quando già non ci credevo più, sì che ricevetti una chiamata. Andai al colloquio e, incredibilmente, la mia esperienza come stagionale agricola impressionò la proprietaria. Mi assunsero con un contratto a chiamata, 6 euro l’ora, perlopiù durante i fine settimana, la mezz’ora di pulizie dopo la chiusura non pagata. Non ci potevo credere di essere riuscita ad ottenere, per la prima volta, un lavoro in centro, e senza l’intermediazione di reti di conoscenza o intermediazione familiare.
Quando iniziò ad avvicinarsi la fine di luglio, cominciai a chiedere alle mie colleghe come saremmo state pagate. Non avevo firmato niente, perché questa era la norma con i contratti a chiamata – e quando avevo lavorato a chiamata in passato ero stata pagata con dei voucher fisici. Le colleghe mi dissero che mi sarebbe arrivata una PostePay, una carta ricaricabile di Poste Italiane in cui il datore di lavoro caricava l’importo mensile che mi dovevano.

Arriva agosto, e la PostePay non arriva. A metà agosto chiamo il datore di lavoro per chiedere delucidazioni.
– Noi abbiamo fatto il pagamento tramite la PostePay, non so perché non ti sia arrivato.
– E non si può fare nulla per controllare?
– Eh, noi la nostra parte l’abbiamo fatta.
Continuo ad aspettare. Non arriva nulla. Mi bruciano le lacrime dalla vergogna e dall’umiliazione, perché non riesco a capire come fare per essere pagata, e non riesco a trovare nessuno a cui importi abbastanza per aiutarmi. Mio padre mi dice di andare dal sindacato. Però non lo so, la parola ‘sindacato’ mi sembra così enorme che mi divora intera.
Un giorno di inizio settembre, arriva una strana lettera a casa. E’ di Poste Italiane, e dice di andare personalmente all’ufficio postale per ritirare una somma che, effettivamente, è uguale al mio stipendio di luglio. Vado, presento il mio documento, mi danno i soldi, e finisce li. Il mese seguente, uguale: lo stipendio di agosto mi arriva, attraverso questa strana lettera, a inizio ottobre. Chiedo a mia madre di andare a ritirarlo per me all’ufficio postale, visto che io avevo iniziato ad andare a scuola. Però niente: deve andare l’intestatario in persona.

Al secondo mese consecutivo in cui devo perdere un’ora di scuola per andare in posta a riscuotere lo stipendio, inizio ad innervosirmi. Chiedo un po’ in giro, e capisco che questa PostePay che non mi è mai arrivata in realtà è la versione elettronica di un voucher fisico, e che il datore di lavoro lo paga direttamente all’Inps – Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Chiamo al centralino dell’Inps a Ferrara. Non risponde nessuno. Decido di digitare a caso una delle estensioni interne, per vedere se trovo qualcuno disposto ad aiutarmi. I primi due tentativi vanno a vuoto. Al terzo, mi risponde qualcuno.
– Salve, buongiorno, senta io so che probabilmente lei non è la persona giusta a cui chiedere, ma sto avendo un problema con il pagamento dei voucher per un contratto a chiamata, e sto cercando qualcuno che mi aiuti.
– Va bene, proviamoci.
– Le mie colleghe mi dicono che mi sarebbe dovuta arrivare una PostePay, ma a me non è mai arrivata, e mi sta arrivano una specie di vaglia postale quasi un mese e mezzo dopo alla fine del mese che mi devono pagare. Non c’è una maniera per risolvere questa situazione, cosicchè io possa essere pagata in tempo?
– Guardi, mi lasci il suo numero, perché sinceramente non è il mio ambito, mi informo e la richiamo.
Contro ogni mia possibile aspettativa, mezz’ora dopo ricevo una chiamata.
– Guardi, allora, quello che è successo è che a lei non è arrivata l’INPS card, che è la PostePay su cui vengono caricati i voucher al netto delle imposte. Visto che a lei non è arrivata l’INPS card, quello che succede è che a fine mese il sistema detecta che la carta non è stata attivata, e quindi fa partire il pagamento attraverso il cedolino che le arriva all’inizio del mese successivo.
– E non c’è una maniera per farmi rinviare questa INPS card?
– Eh no, è possibile che l’abbia smarrita la posta, o è possibile che sia ancora in cammino.
E così continuai a lavorare, pagata 6 euro l’ora, la mezz’ora di pulizie non pagata, ricevendo lo stipendio sei settimane dopo il normale perché non avevo ricevuto la stramaledetta INPS card.
(Sono passati 16 anni, e ancora sto aspettando che il postino suoni alla mia porta).
(Sono passati 16 anni, 5 dei quali passati da delegata sindacale, e se questo mi succedesse oggi altrochè provare a chiamare estensioni a caso dell’INPS).